Nel XIX secolo l’Italia non era ancora uno Stato unitario. La penisola era divisa in regni, ducati e territori controllati in parte anche da potenze straniere. L’idea che gli italiani potessero diventare cittadini di un unico Stato era ancora un progetto politico, discusso e conteso tra visioni diverse.
In questo contesto di frammentazione politica e di aspirazioni nazionali nasce e si forma la figura di Giuseppe Mazzini, uno dei protagonisti più influenti del pensiero e dell’azione politica del Risorgimento. Le sue idee non riguardavano solo l’unificazione della penisola, ma anche il tipo di Stato e di cittadinanza che l’Italia avrebbe potuto costruire.
Le sue idee e la sua attività rivoluzionaria, in particolare attraverso la fondazione della Giovine Italia, contribuirono a diffondere l’idea che l’Italia potesse diventare una nazione unita e indipendente. Per Mazzini l’unità non era soltanto una questione territoriale. Egli immaginava la nascita di una repubblica fondata sulla partecipazione dei cittadini e su un forte senso di responsabilità verso la comunità nazionale.
La nascita della Giovine Italia
Nel 1831 Mazzini fondò la Giovine Italia, un movimento politico clandestino con un obiettivo preciso: creare uno Stato italiano unitario e repubblicano. L’organizzazione si rivolgeva soprattutto ai giovani, che secondo Mazzini potevano avere un ruolo decisivo nel cambiamento politico perché meno legati agli equilibri dei vecchi regimi.
Nella sua visione le nuove generazioni dovevano guidare un rinnovamento morale e politico della nazione attraverso un’insurrezione popolare guidata da cittadini consapevoli e impegnati. Il programma prevedeva l’indipendenza dagli Stati stranieri, la fine dei regimi assolutisti presenti nella penisola e la costruzione di una repubblica fondata sulla sovranità popolare e sulla partecipazione politica.
Il movimento aveva anche un forte contenuto ideale, riassunto nel motto «Dio e Popolo», con cui Mazzini indicava il legame tra valori morali, responsabilità civica e impegno politico. La Giovine Italia funzionava come una rete segreta diffusa in diverse città italiane ed europee. I membri organizzavano propaganda, diffondevano scritti politici e cercavano di preparare sollevazioni popolari contro i governi esistenti. In pochi anni riuscì a raccogliere migliaia di aderenti e a creare collegamenti tra esuli italiani (patrioti costretti a vivere all’estero per motivi politici), intellettuali e attivisti presenti in varie parti d’Europa, contribuendo a diffondere l’idea di una nazione italiana unita e indipendente anche fuori dalla penisola.
Secondo Mazzini l’unità nazionale non poteva nascere da accordi tra monarchie o diplomazie europee, ma dalla partecipazione diretta dei cittadini e dall’impegno di una nuova generazione di patrioti.
Il movimento cercò di promuovere insurrezioni in diverse regioni italiane, tra cui il tentativo rivoluzionario in Piemonte nel 1833 e quello in Savoia nel 1834. Entrambi fallirono a causa della repressione dei governi dell’epoca e delle difficoltà organizzative: molti piani furono scoperti in anticipo, diversi partecipanti vennero arrestati e alcune rivolte non riuscirono a coinvolgere una parte ampia della popolazione.
Nonostante ciò, questi tentativi contribuirono a diffondere tra molti giovani l’idea della lotta per l’indipendenza e rafforzarono la rete politica costruita da Mazzini negli anni successivi.

L’esilio e l’attività politica in Europa
A causa delle sue attività politiche e dei tentativi insurrezionali legati alla Giovine Italia, Mazzini fu perseguitato dalle autorità e costretto a lasciare la penisola. Iniziò così una lunga vita da esule. Dopo un periodo a Marsiglia, dove continuò a organizzare il movimento mazziniano e a diffondere scritti politici clandestini, si stabilì a Londra. La capitale britannica divenne per molti anni il centro della sua attività politica e intellettuale, nonché un punto di incontro per molti patrioti italiani costretti a vivere all’estero.
Anche lontano dall’Italia, Mazzini rimase molto attivo. Attraverso giornali, lettere e associazioni politiche cercò di mantenere vivi i contatti tra i patrioti italiani e di collegare il movimento per l’indipendenza italiana ad altre lotte nazionali presenti in Europa. Era convinto che la libertà dei popoli europei fosse legata tra loro e che la nascita di nazioni libere avrebbe trasformato l’intero continente.
Nel 1848 l’Europa fu attraversata da una serie di rivoluzioni e proteste politiche, un’ondata di movimenti che gli storici hanno spesso chiamato la “Primavera dei popoli”. In Francia una rivolta portò alla nascita della Seconda Repubblica. Anche nell’Impero austriaco e nei territori tedeschi si diffusero movimenti liberali e nazionali che chiedevano riforme e maggiore partecipazione politica.
Queste agitazioni coinvolsero anche l’Italia. In diversi Stati della penisola scoppiarono rivolte contro i governi esistenti e per un breve periodo sembrò possibile avviare importanti cambiamenti politici.
In questo clima di forte mobilitazione, nel 1849 a Roma nacque una repubblica. Dopo le rivolte nello Stato Pontificio, il papa lasciò la città e il potere temporale della Chiesa fu sospeso. Per alcuni mesi Roma divenne così il centro di un esperimento politico repubblicano.
Mazzini partecipò attivamente alla nuova esperienza politica e fece parte del triumvirato che guidava il governo insieme a Carlo Armellini e Aurelio Saffi. In quegli stessi mesi la difesa militare della Repubblica Romana fu guidata anche da Giuseppe Garibaldi, che organizzò volontari provenienti da diverse regioni italiane per resistere all’intervento delle potenze straniere. La Repubblica Romana avviò alcune riforme importanti, tra cui la libertà di stampa, l’abolizione della pena di morte e alcuni provvedimenti che ampliavano i diritti civili.
L’esperienza repubblicana ebbe, però, vita breve. Le potenze europee temevano che le rivoluzioni potessero destabilizzare l’equilibrio politico del continente. Anche la Francia, che nel 1848 era diventata una repubblica, decise di intervenire. Il presidente francese Luigi Napoleone Bonaparte voleva mantenere buoni rapporti con i cattolici francesi e rafforzare l’influenza della Francia in Italia. Per questo nel 1849 inviò truppe a Roma con l’obiettivo di restaurare il potere del papa. Dopo alcuni mesi di combattimenti contro i difensori della città guidati anche da Garibaldi, la Repubblica Romana cadde e il potere papale fu ristabilito. Mazzini fu costretto ancora una volta a lasciare l’Italia e tornare in esilio.
L’eredità politica di Giuseppe Mazzini
Il processo che porterà all’unificazione dell’Italia seguirà in parte strade diverse da quelle immaginate da Mazzini e sfocerà nella nascita di una monarchia costituzionale, non di una repubblica. Negli anni successivi, infatti, il progetto che finirà per prevalere sarà quello guidato dal Regno di Sardegna e dal suo primo ministro Camillo Benso, Conte di Cavour, basato su una strategia diplomatica e militare sotto la guida della monarchia sabauda.
Negli ultimi anni della sua vita Giuseppe Mazzini visse sotto falso nome, “George Brown”, per evitare possibili arresti da parte delle autorità del Regno d’Italia, con cui era spesso in conflitto a causa delle sue idee repubblicane. Morì il 10 marzo 1872 a Pisa.
Le sue idee sulla partecipazione dei cittadini, sul ruolo attivo del popolo nella vita pubblica e sul valore della responsabilità civica furono riprese da molti movimenti democratici e repubblicani tra Ottocento e Novecento.
Molti dei temi che egli aveva posto – il rapporto tra cittadini e Stato, il valore dell’impegno civico e l’idea di una nazione fondata su diritti e doveri condivisi – riemergeranno con forza nel corso del Novecento, fino al referendum del 1946 che porterà alla nascita della Repubblica italiana.
In questo senso il pensiero mazziniano non appartiene solo alla storia del Risorgimento. Le domande che poneva riguardano ancora oggi il funzionamento della democrazia: quale ruolo devono avere i cittadini nella vita pubblica e quale responsabilità condivisa tiene insieme una comunità politica.
Comprendere la figura di Mazzini significa quindi capire una delle grandi domande del Risorgimento: non solo come unificare l’Italia, ma che tipo di Stato e di comunità politica costruire.


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