Il 2 giugno non è una festa come le altre. È la giornata in cui ricordiamo una scelta collettiva che ha cambiato per sempre la storia del nostro Paese: quella tra monarchia e repubblica. Fu il giorno in cui milioni di italiani e italiane si misero in fila ai seggi per decidere, con il voto, quale volto dare all’Italia del futuro.
Oggi, dietro le celebrazioni ufficiali e le sfilate, resta vivo il significato profondo di quella data: un invito a non dimenticare che la Repubblica non è solo un sistema politico, ma un bene comune da costruire ogni giorno. Cosa significa, nel concreto, essere cittadini di una Repubblica? E cosa possiamo fare, oggi, per farla vivere davvero?
Un voto che cambiò la storia
Il 2 e 3 giugno del 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia o repubblica. Dopo vent’anni di dittatura fascista e cinque di guerra devastante, quel referendum fu una svolta epocale. Per la prima volta, anche le donne poterono votare, ed erano milioni: 12.998.131, per l’esattezza. Fu un’esplosione di partecipazione e di speranza.
Il risultato fu chiaro, anche se non schiacciante: 12.718.641 voti per la Repubblica, contro 10.718.502 per la Monarchia.
Molti italiani ricordano ancora l’emozione di quei giorni: c’era chi andava a votare con abiti della festa, chi accompagnava i genitori al seggio per la prima volta, e chi si commuoveva nel mettere la scheda nell’urna. In alcune zone del Sud, dove si votava in scuole diroccate o palazzi requisiti, si formarono file lunghissime fin dall’alba. “Sembrava di entrare in una nuova era”, raccontò anni dopo una signora che allora aveva vent’anni e aveva appena ottenuto il diritto di voto. “Era la prima volta che sentivo davvero di contare qualcosa.” L’Italia voltava pagina. La monarchia dei Savoia, compromessa con il regime fascista, veniva archiviata. Il re Umberto II lasciava il Paese e così nasceva la Repubblica Italiana.
“È nata la Repubblica. Il popolo ha deciso. L’Italia cambia volto.”(Il Popolo, 5 giugno 1946)

Che cos’è, davvero, una Repubblica?
Prima di tutto “Repubblica” è stata una promessa: quella di un’Italia nuova, costruita dalle mani e dalle voci di chi voleva lasciarsi alle spalle la paura e la sottomissione. È un’idea che parla di noi, della nostra capacità di unirci per un bene più grande, per una società giusta, dove nessuno resta indietro.
Il termine “Repubblica” deriva dal latino res publica, ovvero “la cosa pubblica”, ciò che appartiene a tutti e riguarda tutti. In una Repubblica, il potere non è concentrato nelle mani di uno solo, ma distribuito tra i cittadini, che lo esercitano attraverso il voto, le istituzioni e il confronto democratico.
A differenza di una monarchia, dove il potere si trasmette per nascita, in una Repubblica il comando si conquista con il consenso popolare e si rinnova attraverso la partecipazione attiva. Questo significa che ogni cittadino ha un ruolo, un diritto e una responsabilità nel contribuire alla vita collettiva. È un sistema che si fonda non solo su regole, ma su principi condivisi: uguaglianza, libertà, solidarietà.
Il filosofo Platone, nella sua Repubblica, immaginava una società dove il bene comune prevale sull’interesse personale. Un’idea che, pur con tutte le differenze storiche, ritroviamo anche nei valori della nostra Costituzione: lì dove si afferma che la sovranità appartiene al popolo, che tutti hanno pari dignità sociale e che la Repubblica promuove lo sviluppo della persona e il bene di tutti.
Il 2 giugno: festa militare o festa civile?
Spesso il 2 giugno viene associato solo alla parata militare, trasmessa in televisione, ma il senso profondo della giornata è un altro. È una festa civile, una celebrazione della sovranità popolare, della scelta collettiva, della partecipazione.
Pochi sanno che la prima parata del 2 giugno fu organizzata nel 1948, a Roma. Negli anni Settanta, in pieno fermento sociale, la giornata veniva spesso accompagnata anche da manifestazioni pacifiste e dibattiti politici, perché la democrazia non è mai un punto d’arrivo: è un cammino.
“La democrazia si difende con il coraggio della libertà, non con la forza delle armi.”(Sandro Pertini)
La Costituzione: la nostra bussola
Dal referendum nacque anche l’Assemblea Costituente, eletta lo stesso 2 giugno 1946. Vi parteciparono 556 rappresentanti, tra cui 21 donne, protagoniste spesso dimenticate ma fondamentali nella nascita della Repubblica.
Lo sapevi che…? Le prime donne elette nel 1946 erano insegnanti, avvocate, partigiane. Teresa Mattei, la più giovane, aveva solo 25 anni e fu tra le promotrici dell’articolo 3 della Costituzione, quello sull’uguaglianza.
Già dal primo articolo si capisce l’orizzonte che si voleva costruire:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”
Una Repubblica fondata non sul sangue, sull’eredità o sulla ricchezza, ma sul lavoro: sull’impegno concreto delle persone. È una dichiarazione potente, che ci parla ancora oggi.
“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta. Sta ferma finché non ci si mette in movimento, la si alimenta, la si difende.”(Piero Calamandrei, 1955)
Essere Repubblica, oggi
Essere Repubblica oggi significa sapere che la democrazia non è solo votare ogni cinque anni, ma partecipare. È prendersi cura della scuola pubblica come bene di tutti, chiedere trasporti accessibili, servizi che funzionano, opportunità per i giovani che vogliono restare o tornare. È difendere il diritto al lavoro, lottare contro lo sfruttamento, pretendere che chi lavora abbia dignità e tutele. È partecipare anche online: segnalare un problema, firmare una petizione, usare i social per informare, non per odiare. È prendersi a cuore il futuro dei propri figli, ma anche quello dei figli degli altri. È ascoltare chi ha meno voce, rifiutare la corruzione, rispettare le regole anche quando nessuno ci guarda.
Essere Repubblica è credere che la cosa pubblica sia anche nostra, che possiamo migliorarla, ogni giorno. Non serve essere eroi: basta non essere indifferenti.
Lo sapevi che…? Ogni anno, per la Festa della Repubblica, il Quirinale organizza mostre, concerti e incontri con scolaresche, per rendere più vicine le istituzioni ai cittadini.
La Repubblica siamo noi. E ogni giorno è buono per prendercene cura.
Il pensiero del Presidente “La Repubblica è il nostro bene più prezioso. Va protetta con il senso del dovere e della solidarietà.”(Sergio Mattarella, 2 giugno 2022)
La festa di tutti
Ci sono date che non sono solo numeri su un calendario, ma vivono nel cuore di ogni cittadino. Il 2 giugno è una di queste: non racconta solo una scelta politica, ma una rivoluzione di speranza e di fiducia. Fu il giorno in cui l’Italia, ferita dalla guerra, decise di riprendersi la sua dignità, scegliendo la Repubblica, una Repubblica in cui ogni cittadino è protagonista, dove nessuno è più suddito, ma tutti siamo parte di una comunità, di un sogno collettivo.
Non è una ricorrenza da archiviare tra le feste comandate ma un invito a riscoprire il senso di appartenenza, a ritrovare l’orgoglio di essere parte di un progetto collettivo. La democrazia, infatti, non è un meccanismo che funziona da solo. Ha bisogno di occhi aperti, di mani che si tendono, di cuori che partecipano.
E tu, che Italia sogni? Come puoi contribuire, nel tuo piccolo, a far vivere ogni giorno la Repubblica? Scrivimi nei commenti, raccontami la tua idea, il tuo gesto, la tua speranza.vPerché la Repubblica, davvero, inizia da ciascuno di noi.


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