Giuseppe Impastato, detto Peppino era un giovane siciliano nato in una terra meravigliosa, ma segnata dalla paura e dal silenzio. Un ragazzo come tanti, ma con una forza straordinaria: il coraggio di dire no alla mafia, anche a costo di andare contro la propria famiglia, di rinunciare agli affetti, o di rischiare la propria vita.
Mentre tanti si voltavano dall’altra parte, lui decise di affrontare quel potere oscuro a viso aperto. Parlava, denunciava, faceva nomi e cognomi. E lo faceva con una voce limpida, carica di passione, rabbia e amore per la sua terra. Quella voce, attraverso la sua radio libera e i suoi interventi pubblici, era come una scintilla nel buio. Un grido di libertà che disturbava, che rompeva il silenzio complice.
La sua storia ci parla di coraggio, di giustizia e di libertà. Una voce fuori dal coro in un tempo e in un luogo dove il silenzio era legge, dove parlare significava morire. Peppino parlò, e lo fece ad alta voce fino all’ultimo respiro.
Le radici e la ribellione
Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, nel 1948, Giuseppe Impastato cresce in una famiglia legata a esponenti mafiosi locali. Il padre Luigi era amico di Gaetano Badalamenti, uno dei boss più potenti dell’epoca (abitavano a soli cento passi di distanza, cento passi fisici e simbolici come viene raccontato nel celebre film “I cento passi”). Nonostante questo già da ragazzo, Peppino rifiuta quella cultura, si ribella all’omertà, si allontana dal padre e intraprende un percorso di impegno civile, culturale e politico.
Negli anni Sessanta, Peppino fonda il giornale “L’idea socialista“, dando voce alle sue prime idee politiche e sociali. Partecipa attivamente ai movimenti studenteschi e antimilitaristi, avvicinandosi progressivamente alla sinistra rivoluzionaria e distanziandosi sempre più dalla mentalità mafiosa della sua famiglia. Questo percorso di maturazione lo porta, nel 1976, a fondare Radio Aut, una radio libera e autofinanziata con sede a Terrasini.
Attraverso Radio Aut, Peppino lancia un attacco diretto, coraggioso e quotidiano contro la mafia. I suoi programmi, spesso irriverenti e carichi di ironia, smascherano le collusioni tra mafiosi, politici e imprenditori. Denuncia nomi, fatti, connivenze, usando un linguaggio tagliente. La trasmissione più famosa, “Onda Pazza“, diventa un vero e proprio simbolo di resistenza civile. È qui che Peppino prende di mira Gaetano Badalamenti, il boss locale, che definisce con sarcasmo “Tano Seduto”, trasformandolo in un bersaglio di satira e denuncia pubblica.

Peppino diventa un simbolo della resistenza giovanile, della ribellione morale e civile contro l’omertà e la violenza mafiosa. Nel 1978 si candida al consiglio comunale di Cinisi con Democrazia Proletaria, un movimento della sinistra radicale che si impegnava per i diritti dei lavoratori, le libertà civili e la lotta contro le ingiustizie sociali, portando avanti la convinzione che la politica, se fatta con onestà e passione, possa diventare uno strumento concreto di cambiamento. La sua candidatura rappresenta una sfida diretta al potere mafioso sul territorio, e un messaggio forte a tutta la cittadinanza: la partecipazione può diventare un atto rivoluzionario.
Peppino raccoglie consensi tra i giovani e tra chi non si riconosce più nelle logiche tradizionali di potere. Il 9 maggio 1978, lo stesso giorno in cui viene ritrovato il corpo di Aldo Moro, Peppino viene assassinato in un attentato mafioso camuffato da suicidio. Pochi giorni dopo, alle elezioni comunali nonostante l’assassinio i suoi voti vengono comunque conteggiati ottenendo un risultato significativo e viene eletto simbolicamente nel consiglio comunale di Cinisi con Democrazia Proletaria, rappresentando un forte messaggio della comunità che non si piega alla mafia.
Per anni si tentò di insabbiare la verità. Solo grazie alla tenacia della madre Felicia, del fratello Giovanni e dei suoi compagni, fu possibile ottenere giustizia. Nel 2002, dopo decenni di lotte, Gaetano Badalamenti viene condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio.
L’eredità di Peppino Impastato
La storia di Peppino è oggi un faro per chi crede nella libertà di parola, nella giustizia, nella possibilità di cambiare le cose partendo dal basso. La sua vita ci ricorda che non bisogna mai accettare il compromesso con l’illegalità, che anche una voce isolata può scuotere le coscienze e lasciare un segno profondo. Peppino Impastato è stato un poeta, un attivista, un giornalista, ma soprattutto un cittadino libero.


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