Il 6 gennaio ricorre l’anniversario della morte di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, ucciso da un attentato mafioso nel 1980. La sua figura è rimasta nella memoria collettiva come esempio di coraggio, integrità e impegno politico contro la mafia. A distanza di oltre 40 anni dalla sua morte, il suo pensiero e la sua azione continuano a essere una fonte di ispirazione, soprattutto in un’epoca in cui la lotta per la legalità e la giustizia è ancora attuale. In questo articolo cercheremo di esplorare più a fondo la sua vita, la sua visione politica e il suo impegno civile, con approfondimenti, dichiarazioni e testi che ne delineino il pensiero.
La formazione e l’ingresso in politica
Piersanti Mattarella nacque a Castellammare del Golfo il 24 maggio 1935 in una famiglia profondamente radicata nella politica e nella cultura cattolica. Suo padre, Bernardo Mattarella, era una figura di spicco nella Democrazia Cristiana (DC), uno dei partiti più influenti del dopoguerra in Italia. Questo ambiente familiare fornì a Piersanti un naturale punto di partenza per il suo percorso politico, anche se il giovane Mattarella sviluppò presto una visione personale e autonoma rispetto a quella del padre.
Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo, si avvicinò all’Azione Cattolica, un’organizzazione che influenzò profondamente la sua formazione etica e culturale. Questo periodo fu cruciale per definire il suo impegno politico ispirato ai valori cristiani della giustizia sociale, della solidarietà e della lotta contro le disuguaglianze. L’esperienza nell’Azione Cattolica gli permise di sviluppare un profondo senso di responsabilità verso la collettività, che sarebbe diventato il fulcro della sua azione politica.
Piersanti Mattarella aderì ufficialmente alla Democrazia Cristiana, il partito che per decenni dominò la scena politica italiana. All’interno della DC, si identificava con la corrente politica vicina a Aldo Moro e al cosiddetto “compromesso storico”, ovvero il tentativo di avvicinare le forze cattoliche e comuniste in un’ottica di cooperazione per il bene del Paese. Questa scelta rifletteva il suo desiderio di superare le barriere ideologiche e promuovere un dialogo politico costruttivo.
Il debutto ufficiale di Piersanti Mattarella in politica avvenne nel novembre del 1964 quando si candidò nella lista DC per le elezioni comunali di Palermo ottenendo più di undicimila preferenze e divenendo consigliere comunale di Palermo nel pieno dello scandalo del Sacco di Palermo (boom edilizio che ha stravolto la fisionomia architettonica della città di Palermo). Nel 1967 fu eletto deputato all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) con il sostegno della Democrazia Cristiana. Questo rappresentò l’inizio di una carriera politica caratterizzata da impegno costante per la legalità e il progresso della Sicilia. Durante i suoi primi anni nell’ARS, si dedicò principalmente a questioni economiche e amministrative, guadagnandosi rapidamente una reputazione di politico serio, preparato e integerrimo.
Nel 1971, Mattarella divenne Assessore regionale al Bilancio, un ruolo strategico che gli permise di avviare le prime importanti riforme. In questa posizione, si occupò di razionalizzare la gestione delle risorse pubbliche, cercando di ridurre le inefficienze e di arginare le infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa. La sua capacità di coniugare una visione politica ampia con un approccio pragmatico e concreto lo rese uno dei politici più rispettati del suo tempo.
Nel 1978, raggiunse l’apice della propria carriera politica quando fu eletto Presidente della Regione Siciliana. Questo ruolo gli diede l’opportunità di mettere in pratica la sua visione di una Sicilia moderna, libera dalla corruzione e dall’influenza mafiosa, e proiettata verso lo sviluppo economico e sociale. Tuttavia, la sua determinazione nel portare avanti riforme che sfidavano i poteri consolidati attirò su di lui le ire delle cosche mafiose, che vedevano nelle sue politiche una minaccia diretta ai loro interessi.
Il pensiero e la visione politica
Piersanti Mattarella concepiva la politica come un atto di responsabilità, incentrato sulla giustizia sociale e sul bene comune. Era convinto che la Sicilia, per riscattarsi, dovesse innanzitutto liberarsi dalla morsa mafiosa che ne limitava il potenziale. La sua visione era quella di una Sicilia autonoma e rispettosa della legalità, dove le istituzioni potessero realmente servire i cittadini, senza il peso della criminalità organizzata.
In un’intervista del 1979, Mattarella dichiarò: “La Sicilia ha bisogno di un governo che sappia dire di no alla mafia, che non faccia compromessi con il potere mafioso e che ridia fiducia alla politica e alle istituzioni.” Queste parole sintetizzano la sua battaglia, una battaglia che non si limitava a parole di circostanza, ma si traduceva in atti concreti e in una costante lotta per la trasparenza.
Le azioni concrete contro la mafia
Durante il suo mandato da Presidente, Mattarella si impegnò attivamente per ridurre l’influenza della mafia nella gestione pubblica, anche a costo della propria sicurezza. Ad esempio, nel 1979 introdusse una riforma urbanistica che mirava a combattere l’abusivismo edilizio, spesso legato a interessi mafiosi. Inoltre, cercò di limitare l’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici, settore cruciale per le economie locali.
Piersanti Mattarella fece della legalità il fondamento del suo operato. Esemplare fu il suo intervento nella lotta contro il potere mafioso infiltrato nelle amministrazioni pubbliche. La sua determinazione lo rese sgradito alle cosche, che vedevano in lui un ostacolo per i loro affari. Le minacce di morte erano quotidiane, ma Mattarella non si piegò mai.
Dichiarazioni e riflessioni
Alcuni passaggi delle sue dichiarazioni sono diventati simbolo della sua fermezza nella lotta alla mafia. In un incontro con la stampa nel 1979, disse: “Un vero politico è colui che sa resistere alle tentazioni, che non cede ai compromessi, che non sacrifica il futuro dei cittadini per il suo tornaconto personale.” Le sue parole risuonavano e continuano a risuonare come un monito, un invito a mantenere integra la propria dignità e la propria missione politica.
Mattarella era consapevole che la lotta alla mafia non poteva essere solo un’azione da parte delle forze dell’ordine, ma doveva coinvolgere l’intera comunità. “La mafia si combatte con l’unità, con il coraggio civile di ciascuno di noi, con la capacità di dire no a chi ci vuole imporre il silenzio e l’omertà.” Questo spirito di comunità è alla base del suo pensiero, che lo spingeva a cercare alleanze tra le forze sane della società civile e a promuovere una politica di inclusione e giustizia.
La sua morte e l’eredità
Il 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella venne assassinato in un attentato mafioso mentre si trovava a bordo della sua auto. La sua morte rappresentò una ferita profonda non solo per la sua famiglia e per la Sicilia, ma per l’intero Paese. A seguito della sua morte, il suo sacrificio divenne il simbolo della lotta contro la mafia, una lotta che non si sarebbe mai fermata.
Suo fratello Sergio, in un’intervista ha dichiarato: “Piersanti non morì solo per la mafia, ma per tutti noi, per la nostra libertà, per una Sicilia più giusta.” Le parole di Sergio Mattarella esprimono la profondità dell’eredità lasciata dal fratello, che non si esaurisce nel suo sacrificio, ma continua a vivere attraverso le azioni e i valori che ha trasmesso.
Piersanti Mattarella è stato un esempio di integrità e coraggio, un politico che ha messo il bene comune al di sopra di qualsiasi interesse personale o compromesso. La sua vita, le sue azioni e le sue parole sono ancora oggi una guida per chi crede in una politica più giusta, più umana e più vicina ai cittadini.
Per onorare la sua memoria, è fondamentale continuare a promuovere una politica di legalità e giustizia, senza mai dimenticare che il sacrificio di Piersanti Mattarella è un richiamo a tutti noi.
Invito alla riflessione
Ricordando Piersanti Mattarella, ci chiediamo: cosa possiamo fare oggi per continuare il suo impegno nella lotta alla mafia e per costruire una politica più equa e inclusiva? La partecipazione attiva è l’unico modo per onorare il suo sacrificio e mantenere viva la sua eredità. La politica non è solo un mestiere, è un servizio. Se vogliamo rendere giustizia alla sua memoria, dobbiamo impegnarci ogni giorno per una società più giusta.
La storia di Piersanti Mattarella è quella di un uomo che ha lottato con determinazione per rinnovare la Sicilia e contrastare la mafia, pagando con la vita la sua integrità.
Se vuoi scoprire di più su questo esempio straordinario di coraggio civile, visita la sezione dedicata ai libri consigliati su Piersanti Mattarella, troverai letture che raccontano il suo impegno e la sua eredità.


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